30 Maggio 2013

3 cose che ho imparato in 3 mesi da freelance

Da quando sono freelance non so più che lavoro faccio: non che prima fosse facile spiegarlo alle persone, il punto è che ora non so più spiegarlo neanche a me stesso.

Quello in cui sono finito è una specie di enorme continuo lavoro di autoanalisi in cui torturi te stesso e chi ti sta intorno per venire a capo di un’enorme crisi di identità. Da questo punto di vista oo sono ancora agli inizi, e dunque sono un pivello, però 3 cose 3 le ho capite.

  1. Quando diventi freelance a un certo punto sei costretto a selezionare:tra tutte le cose che sai fare e tra tutti i lavori che ti possono capitare tra le mani, devi decidere quali vuoi portare avanti davvero: quali sono le capacità che vuoi usare come fondamenta per costruire il tuo futuro.
  2. In apparente contraddizione con il punto precedente: bisogna passare da un’ottimizzazione della scarsità – so fare una cosa sola ma so farla molto bene, e di questo c’è bisogno in azienda – all’ottimizzazione dello spreco: l’unico modo per espandere il proprio network di contatti (e il numero di potenziali clienti) è diffondere il più possibile proprio nome e le proprie competenze: smettere di mantenere il controllo, inserirsi – nel limite del possibile – in contesti apparentemente incorenti tra di loro. L’ottica è evoluzionistica: sopravvive il più adatto.
  3. Cosa difficilissima per me, che sono pigro e non so stare da solo: imparare che nessuno si occuperà di niente al posto tuo. L’avanzamento del progetto, le scadenze, la riscossione dei pagamenti: tutto dipende da te – prima ancora che dal cliente, anche se è stato lui a venirti a cercare.

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