15 Dicembre 2015

W i siti brutti

A settembre io e Enrica abbiamo preso un cane – no, niente foto cicci del cane, sennò vi distraete. Io sono un tipo ansioso, curioso e un discreto control freak, quindi una volta deciso che avremmo effettivamente preso un cane ho subito iniziato a informarmi – con un certo anticipo e in modo piuttosto meticoloso. Ovviamente volevo sapere tutto. Come funziona questa cosa di avere un cane? Quali sono le cose da sapere assolutamente? Cosa devo fare nel viaggio fino a casa? E appena arrivati a casa? E in generale come faccio ad evitare che distrugga la suddetta casa? Ma soprattutto: quando smette di pisciare sui tappeti?

La maggior parte delle risposte alle mie domande l’ho trovata su un sito che si chiama Ti presento il cane – d’ora in poi TPIC. Da un sacco di punti di vista – specialmente se di lavoro fai siti internet – TPIC è un sito che fa schifo. È bruttino, l’aspetto è datato, è relativamente lento, le foto spesso sono prese a caso su internet e in generale sono di qualità abbastanza scadente, lo scroll si comporta in modo strano, irregolare e imprevedibile, ci sono un botto di pubblicità e di funzionalità inutili. Da telefono poi è ancora peggio: il menu si attiva a caso, è responsive per modo di dire e ogni tanto salta fuori un pop up a mettersi tra te e quello che stai leggendo.

A me però di tutte queste magagne non frega niente: TPIC è un sito che fa schifo, ma è anche il mio nuovo sito preferito. Perché? Perché i contenuti sono ottimi, le persone che ci scrivono sopra sono preparate, il linguaggio è accessibile e spesso anche divertente, il tono di voce è concreto e colloquiale e l’approccio è esattamente quello che stavo cercando: niente domatori di leoni, niente fricchettoni che fanno fare yoga al cane.

Di fronte alla forza e alla qualità dei contenuti di TPIC l’inadeguatezza tecnica del sito e l’esperienza di lettura scadente passano completamente in secondo piano, fino a diventare irrilevanti. Sono più che disponibile a ignorare i problemi e a rassegnarmi a qualche fastidio pur di leggere quello che ha da dire chi ci scrive sopra – e non sono l’unico a pensarla così: i post hanno sempre almeno una decina di commenti, la pagina Facebook ha più di 120mila like ed è molto attiva e frequentata.

E quindi? Quindi due cose.

Primo: se ti frega davvero di parlare di qualcosa allora ti attrezzi e lo fai – anche se poi da vedere o da usare il risultato non è il massimo. Un sacco dei siti che leggo o che uso di più e più volentieri non sono il massimo da vedere o da usare: xkcd, il blog di Seth Godin, quello di Paul GrahamDaring Fireball, quello di Paolo AttivissimoPinboard. Per iniziare non hai bisogno del sito più figo del mondo. Hai bisogno di iniziare – e magari non hai nemmeno davvero bisogno di un sito.

Secondo: è sempre la solita vecchia storia: se i tuoi contenuti spaccano – sono di qualità, coerenti, regolari, prodotti con in mente i tuoi lettori – dell’aspetto del tuo sito molto probabilmente non frega niente a nessuno, perché sono tutti molto più impegnati a leggerli, condividerli e commentarli. Se i tuoi contenuti fanno schifo, allora non c’è design scintillante in grado di salvarti.

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