4 Novembre 2016

La tecnologia non conta

Quando si tratta di progettare e lanciare un prodotto o un servizio online un sacco di persone iniziano pensando alla tecnologia: «facciamo il sito», «facciamo il sito WordPress», «facciamo l’app», «facciamo l’ecommerce», «facciamolo così perché tutti gli altri lo stanno facendo così» oppure la mia preferita: «facciamo la piattaforma». E io, come diceva uno, quando sento la parola piattaforma metto mano alla pistola.

Sì, ho quasi citato un gerarca nazista ma non è come sembra, posso spiegare

Questa cosa la vedevo succedere tantissimo un po’ di anni fa, quando lavoravo per un grosso gruppo editoriale. C’era sempre una piattaforma da fare – o un sito, o un’app: you name it – e ogni volta molto girava intorno alla tecnologia e pochissimo intorno alle persone, ai loro problemi e alle loro esigenze. Pensando alla tecnologia si sceglievano i fornitori, si definivano le specifiche dei prodotti e se ne valutava il successo. Che poi questi prodotti fossero difficili da usare o che nessuno volesse usarli o non era un problema, o era un problema secondario che si cercava di risolvere throwing some money at it.

All’inizio pensavo che questo fosse un problema delle grandi aziende, troppo grandi, troppo distanti dai loro clienti, troppo concentrate su se stesse, con troppi equilibri interni da rispettare e troppe persone coinvolte per riuscire a lavorare davvero bene. Poi mi sono accorto che la stessa cosa succede a tutti i livelli, e che un sacco di freelance o di piccole aziende pensano e agiscono esattamente allo stesso modo: prima la tecnologia, e poi – solo poi, alla fine, forse, nemmeno sempre, se c’è tempo e come una specie di retropensiero – le persone, i loro problemi e le loro esigenze. E questo è esattamente il motivo per cui un sacco di prodotti e di servizi online vengono lanciati nel vuoto, e falliscono quasi subito.

Ciao Marco!

Il mio lancio preferito di sempre è quello del corso Stime, preventivi e negoziazioni di Marco Brambilla – che non mi sta pagando per parlare bene di lui, sia chiaro. Marco ha lanciato il suo corso per la prima volta il 21 novembre del 2014 con un post pubblico su Facebook. Il post ha 35 like, ma soprattutto 13 condivisioni e 38 commenti, quasi tutti di persone interessate al corso, che o si iscrivono direttamente lì o dicono di aver scritto in privato per farlo.

Quanta tecnologia c’è dietro questo lancio? Quasi nessuna. Un profilo personale su Facebook, un post che all’inizio nemmeno è pubblico ma solo per gli amici. Un lancio che quasi non è nemmeno un lancio, ma un test: «sto preparando un corso su stime, preventivi e negoziazione», «volevo provarlo in forma ristretta, a un prezzo molto scontato». Ovviamente non ho saputo resistere e mi sono iscritto. Sono andato a Milano il giorno del mio compleanno di due anni fa per la prima edizione in assoluto del corso, e la classe era piena. Due anni dopo il corso c’è ancora e funziona: economicamente deve essere redditizio – altrimenti Marco non continuerebbe a farlo – e chi lo frequenta è molto soddisfatto.

Il corso di Marco ha funzionato da subito – ripeto: a tecnologia zero, senza un sito, senza una pagina Facebook, senza una newsletter, senza niente – perché risolve molto bene problemi reali di un pubblico che Marco conosce da tempo: quelle dei suoi collaboratori, dei suoi fornitori e dei suoi pari: freelance e imprenditori che hanno bisogno di farsi accettare preventivi – a volte piuttosto costosi – per vivere, e che spesso devono fare fronte alle scuse e alle giustificazioni dei potenziali clienti, che vogliono non pagare, pagare meno o pagare tardi.

Marco ha capito che intorno a questo tema c’è un mercato: persone come lui che hanno bisogno di qualcuno in grado di guidarle nel mondo dei preventivi. Ha parlato in pubblico in più occasioni di questi temi, ha acquisito credibilità e costruito una rete di contatti, e quando ha sentito il bisogno di diversificare il suo business ha lanciato il corso. Prima le persone, i loro problemi e le loro esigenze, poi il prodotto, e poi – solo poi, alla fine, forse e nemmeno sempre – la tecnologia.

Guido sta in piedi col nastro isolante, e per ora va benissimo così

Quando io e Enrica abbiamo deciso di progettare e lanciare Guido – qui avevo raccontato un po’ di cose sul perché – l’unica cosa che sapevamo da subito era che la tecnologia sarebbe stata l’ultima delle nostre preoccupazioni per un bel po’ di tempo.

Visto da fuori Guido sembra un prodotto tecnologico. Una libreria di risorse video sul marketing online a cui si accede in abbonamento, con pagamenti ricorrenti mensili o annuali è un prodotto che apparentemente costa decine di migliaia di euro in tecnologia. Strumentazione video, regia, montaggio, backend, frontend, identità visiva, transazioni: tutta roba che a farla costa cara e in cui è facilissimo perdersi e disperdersi, concentrarsi su questo e non sui problemi e le esigenze delle persone. Noi invece abbiamo deciso prima di concentrarci sui problemi e sulle esigenze del nostro pubblico, e poi di investire quasi tutto in contenuti e pochissimo in tecnologia.

Progettare e scrivere i contenuti è di gran lunga la cosa più dispendiosa in termini di tempo e di energia. Per ogni raccolta, prima definiamo i punti da toccare in un documento di sintesi, poi espandiamo ogni punto nello script di un video. Ogni script viene scritto, riscritto, letto e riletto per essere allo stesso tempo esaustivo e sintetico, e prima di girare facciamo un table reading, come nei films: ci mettiamo lì e leggiamo gli script ad alta voce per assicurarci che siano efficaci quando li si ascolta, non solo quando li si legge.

La seconda cosa per importanza è la qualità video: perché è la cosa che chi compra Guido usa più spesso e perché decidere a un certo punto che non ci piacciono e vanno girati di nuovo è semplicemente un’ipotesi impercorribile. Siamo migliorati col tempo, e le cose vanno decisamente meglio da quando abbiamo smesso di usare il nostro studio e iniziato a girare in una sala pose, ma anche in questo caso usiamo pochissima tecnologia. Per girare usiamo la strumentazione della sala pose e la Canon EOS 500D di Enrica con sopra un obiettivo Sigma da 50mm. Per l’impostazione generale abbiamo seguito i tutorial di Wistia, il montaggio lo fa Enrica usando Final Cut Pro X, l’hosting video è quello di Vimeo PRO che costa 159€ all’anno.

Il sito è ancora meno tecnologico: è semplicemente una sezione del sito di Enrica, che in parte ho sviluppato io e in parte per funzionare usa un accrocchio di plugin: che sta insieme col nastro isolante, ma funziona. Il carrello è quello di Easy Digital Downloads (gratis) – perché all’inizio Enrica vendeva pdf scaricabili e io non ho mai voluto cambiare sistema, perché è leggero e facile da gestire e configurare. Poi ci sono un po’ di estensioni di Easy Digital Downloads a fare il resto: Downloads As Services (gratis) per vendere non solo downloads ma anche servizi, Auto Register (gratis) per la registrazione automatica degli utenti, MailChimp (29$) per l’iscrizione alle liste di Guido, Recurring Payments (147$) per i pagamenti ricorrenti che gestisce PayPal, Content Restriction (29$) per gestire le aree del sito riservate. In tutto fanno 205€, decisamente non un grande investimento.

È un sistema perfetto? No. Dobbiamo fare delle cose a mano? Yes Sir. Fila tutto sempre liscio? Quasi sempre, per fortuna. Ho intenzione di cambiarlo? Sì, ma non subito. Perché nel frattempo funziona, Guido si vende, noi possiamo sperimentare, misurare, raccogliere feedback e imparare, e chi compra Guido non lo fa per la tecnologia all’ultimo grido ma per la qualità dei contenuti. E di quelli chi compra Guido è molto soddisfatto, e invece è quasi mai infastidito dalla tecnologia un po’ approssimativa che lo fa funzionare: perché anche se è un po’ approssimativa non si nota e non dà quasi mai problemi, e per adesso per noi va benissimo così.

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