3 Marzo 2017

Non cambia niente?

1.

Un giorno di gennaio di sette anni fa camminavo sulla Spina 3 di Torino, facevo un’intervista per un magazine online che ora non esiste più. L’argomento dell’intervista era un altro, però mi ricordo nitidamente di aver pensato tra me e me e per la prima volta con consapevolezza e lucidità: internet non crea la realtà, la fa emergere. Non è che le cose succedono di più perché c’è internet: succedono ora esattamente come succedevano prima, solo che ora lo sappiamo e prima no.

C’entravano un certo clima politico e soprattutto il bisogno latente che avevo di spiegare a me stesso qualcosa di nuovo che stava succedendo. Ero su internet da sempre ma improvvisamente sentivo che la quantità di informazioni a cui ero esposto aveva raggiunto una massa critica e gestirle era diventato molto più difficile: erano troppe e troppo diverse tra loro e andavano selezionate, smistate e filtrate. Era diventata una pressione percepibile, come quando si cammina contro vento e il vento lo senti addosso ed è abbastanza forte da rallentarti. Era diventata un mormorio diffuso e sempre presente, di quelli che poi a un certo punto smettono e ti accorgi che era un sacco di tempo che non ascoltavi un po’ di silenzio. A ripensarci dopo, probabilmente quello è stato il momento in cui per me internet ha smesso di essere una cosa di pochi – di quelli che c’erano da sempre, dall’inizio – ed è diventata una cosa di tutti.

2.

In Luminol Mafe de Baggis scrive:

Abbiamo sempre avuto a che fare con persone vanitose, egocentriche, attente alla propria apparenza fino all’ossessione, ma vedevamo solo quelle intorno a noi. Le pochissime persone fisicamente intorno a noi. Oggi ne vediamo molte di più e concludiamo che siano sempre di più, una leggera confusione che ci porta a un grave errore di percezione. La verità è che i narcisi erano e sono tanti, tantissimi e che un nuovo palcoscenico sicuramente li mette in evidenza più che mai.

Per anni – gli ultimi sei? – questa è stata esattamente la mia posizione: il punto non è la tecnologia, il punto sono le persone. Internet non esiste, perché internet sono le persone. Internet di per sé non ha volontà: è uno strumento, un facilitatore della volontà delle persone. Internet non crea i comportamenti, ma fa emergere comportamenti che esistono da sempre e che ci sono sempre stati. Al massimo li svela, li rivela, li amplifica: ma non li genera.

A un certo punto – qualche mese fa, facciamo la scorsa estate? –  ho iniziato a pensare che d’accordo, internet non genera ma svela, rivela e amplifica, ma che forse amplificare un’informazione – o un evento, o un comportamento esistente – non è necessariamente un atto neutrale. Voglio dire: è vero, internet amplifica quello che c’è già, ma dopo che quello che c’è già viene amplificato non succede niente? Non ci sono conseguenze? Tutto continua come prima? Io ho soprattutto molte domande, ma una parte di me inizia a pensare che probabilmente ci sono conseguenze, e che forse è il caso di tenerne conto.

3.

Sempre la scorsa estate ho praticamente smesso di usare Facebook, perché nonostante tutti i miei sforzi la maggior parte delle cose che mi passavano davanti agli occhi o non mi interessava o mi faceva agitare o arrabbiare. La risposta ovvia che avrei dato a me stesso – e che in una certa misura mi do ancora – è: Facebook non c’entra, c’entrano le persone con cui sei in contatto. E infatti ho selezionato con cura le persone con cui sono in contatto, ho deciso di chi voglio avere notizie e di chi no, ho bloccato chi detesto, segnalato le pubblicità che non voglio vedere, ma non è servito a niente: se va bene mi annoio, se va male mi agito e mi arrabbio.

Che cosa succede se le informazioni con cui entro in contatto tutti i giorni mi fanno agitare o arrabbiare? Che cosa succede a me, al mio umore, al modo in cui parlo, mangio, penso, guido, lavoro, sto con gli altri, prendo decisioni, percepisco il mondo e quello che ci succede dentro? Che cosa succede se queste informazioni – quelle che mi fanno agitare e arrabbiare – sono la maggior parte delle informazioni con cui entro in contatto tutti i giorni? Che cosa succede se la maggior parte del tempo sono agitato e arrabbiato? Che cosa succede se amplificare informazioni che mi fanno agitare e arrabbiare è un’attività a scopo di lucro? Che cosa succede se non ho gli strumenti per difendermi? Se non so selezionare, segnalare e bloccare? Se non so riconoscere un’informazione falsa da una vera, o all’interno di un’informazione le parti false e quelle vere? Che cosa succede se queste informazioni vengono amplificate abbastanza da influenzare decisioni politiche importanti? Che cosa succede se amplificare informazioni che fanno agitare e arrabbiare diventa un’attività a scopo di lucro di portata globale?

Come dicevo: io ho soprattutto domande, e non sono domande retoriche.

4.

Scrive sempre Mafe de Baggis e sempre in Luminol:

I vizi che i media digitali rivelano erano assenti prima? Sono nuovi difetti umani nati con la diffusione di computer collegati in rete in mobilità?

Non erano assenti, secondo me, e non sono nati con internet. Ma quello che mi chiedo è se nel lavoro fatto per mettere le cose nella giusta prospettiva – non è internet, siamo noi – non abbiamo messo troppo in secondo piano l’impatto e la portata di quello che è successo e che sta succedendo. Come siamo noi, dopo internet? Cosa ci succede dopo che le informazioni sono state amplificate a sufficienza? Non ci sono conseguenze? Tutto continua come prima? Non cambia niente?

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